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Orrore in strada, neonata ritrovata cadavere: era in una borsa abbandonata

Firenze. Macabro ritrovamento a Campi Bisenzio, a Firenza: ritrovato il cadavere di una neonata in una borsa abbanonata in strada. Ritrovata poco fa, nella tarda mattinata di oggi 19 novembre, all’incrocio tra via San martino e via Pistoiese davanti alla farmacia.

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Erano appena trascorse le ore 12, quando il personale della farmacia ha notato una strana borsa davanti all’attività commerciale. Uno di loro pensando si trattasse di rifiuti comuni, ha preso il borsone e lo ha aperto. Si trovato davanti una scena orribile. Ha dovuto constatare la presenza della bimba appena nata e col cordone ombelicale ancora attaccato. Immediata la chiamata ai carabinieri che in poco tempo sono accorsi sul posto, seguiti poi dal medico legale e dai reparti della scientifica per i rilievi del caso.

I militari hanno avviato un’indagine per cercare di ricostruire l’accaduto e risalire alla persona che ha lasciato la neonata davanti alla farmacia e alla madre. Come spiegano gli stessi militari dell’arma intervenuti sul posto, la piccola era di carnagione chiara, aveva ancora il cordone ombelicale attaccato ed era avvolta in una coperta ma non aveva apparenti segni di violenza. Secondo i primi accertamenti esterni del corpicino, la piccola sarebbe stata partorita al nono mese di gravidanza e il parto sarebbe avvenuto poco prima dell’abbandono.

Fonte: TeleclubItalia

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Hotella Nutella, nasce il primo hotel dedicato alla Nutella

In ogni angolo c’è qualcosa che ricorda la più celebre crema alla nocciola al mondo. Sarà un hotel completamente dedicato alla Nutella quello che sta per nascere. E lo si capisce già dal nome: Hotella Nutella. Carta da parati con stampe dei barattoli, lampadari a tema con waffles e brioche, cuscini a forma di cornetto e il logo nero e rosso raffigurato in ogni angolo. Hotella Nutella è un albergo pop-up attivo per un solo weekend, dal 10 al 12 gennaio 2020, voluto da Ferrero Usa a Napa Valley.

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La colazione all’Hotella Nutella

L’idea ovviamente già fa gola a tutti gli appassionati della Nutella. I fortunati ospiti potranno gustarla in diverse varianti perchè oltre che a essere sparsa qua e là nelle camere, è prevista la preparazione di diverse pietanze da alcuni chef. Ci sarà la colazione con Geoffrey Zakarian, celebrity chef di Food Network, il brunch con Tanya Holland, chef del ristorante Brown Sugar Kitchen, e un laboratorio di preparazione di pancakes con il gruppo di artisti Dancakes. Personaggi noti che re-interpreteranno la Nutella, rendendola protagonista di piatti golosi e originali, serviti in una sala a tema arredata con oggetti e dettagli che ricordano il brand, tutta giocata sul rosso.

Come soggiornare

In tanti si stanno già chiedendo come fare per trascorrere questo weekend goloso. Nessuna prenotazione: sarà un contest dedicato ai cittadini statunitensi che decreterà i tre fortunati ospiti che vinceranno un weekend per due da Hotella Nutella. Per partecipare, occorre creare un video che spieghi perché la colazione con Nutella è più buona: l’autore del filmato più divertente e azzeccato potrà godere di un fine settimana nell’albergo, immerso in un’atmosfera allegra e variopinta. “Hotella Nutella vuole rivedere la gioia del trascorrere una notte in albergo con una colazione eccezionale”, ha spiegato Todd Midura, Vice Presidente Marketing di Nutella North America. “Speriamo che i nostri ospiti imparino a ricreare la magia dell’hotel a casa, offrendo ad amici e familiari una colazione speciale”.

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Torino, feto umano trovato in una provetta in piazza Benefica: indagini in corso

Il macabro ritrovamento è stato effettuato da una persona che stava passeggiando con il cane, nella provetta c’era anche un liquido bianco.

Avrebbe tra le 10 e le 15 settimane il feto di origine umana che è stato ritrovato ieri pomeriggio, 17 novembre, a piazza Benefica a Torino. Secondo quanto riferisce la stampa locale e nazionale, ad effettuare il macabro ritrovamento è stato un uomo, il quale stava passeggiando con il suo cane. All’improvviso, tra i cespugli, e comparso questo piccolo contenitore alto sette centimetri e largo tre.

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Quando l’uomo ha visto però il suo contenuto è rimasto sotto choc, in quanto all’interno c’era proprio un feto immerso in un liquido bianco. Al momento non si sa con precisione che cosa sia questa sostanza, ma potrebbe trattarsi di formaldeide, un potente battericida che trova largo impiego per le imbalsamazioni.

Provetta forse rubata in un laboratorio

L’uomo, che era uscito con il suo cane, ha chiamato immediatamente i carabinieri che sono giunti sul luogo del fatto di cronaca in breve tempo.

Una volta accertati i fatti è stata allertata la Procura della Repubblica che adesso vuole vederci chiaro su questa faccenda. L’indagine è coordinata dal pm Chiara Maina. Non si esclude che la provetta in cui vi era il feto possa provenire da un furto, forse effettuato in un laboratorio lì vicino: i carabinieri stanno passando al setaccio i filmati ripresi dalle telecamere della zona, proprio per cercare di scoprire chi ha gettato nei cespugli quel contenitore.

Una volta prelevato, il contenuto della provetta è stato analizzato dai medici dell’ospedale San’Anna di Torino, i quali, dopo un accurato esame, hanno stabilito che si tratta di un piccolo essere umano. In un primo momento infatti non era chiaro di cosa si trattasse. La zona del ritrovamento poi si trova in piena città, a poca distanza dal tribunale, nel cuore dello storico quartiere Cit Turin.

Si procede per infanticidio e occultamento del corpicino

Gli investigatori hanno aperto un fascicolo di indagine, a carico di ignoti, per infanticidio e occultamento di cadavere.

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Questi infatti sono i reati per cui la Procura sta procedendo. La notizia di quanto accaduto a Torino ha fatto immediatamente il giro della città e di tutto il Paese, destando sconcerto e incredulità. Non sono mancati certo nella nostra nazione episodi di abbandono di minori o di piccolissime creature appena venute al mondo, ma il caso in questione è davvero sconcertante, anche per le modalità con cui è stato trovato il feto.

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Sicuramente nelle prossime ore, o al massimo nei prossimi giorni, si potranno conoscere ulteriori particolari su questa assurda vicenda, che ancora è bel lungi dall’essere chiarita del tutto. Si attendono quindi ulteriori riscontri investigativi per fare piena luce su quanto successo in piazza Benefica.

Fonte: Blastingnews

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“Picchiato da fascisti”. Ma l’ambulante nigeriano è stato pestato da due rom

La vicenda a Firenze, nel sottopasso delle Cure. Il giovane extracomunitario preso di mira da due nomadi originari dell’Est Europa.

“Sono stato aggredito picchiato da due ragazzi: mi hanno dato due pugni, all’improvviso e senza dire una parola: uno al viso, sulla bocca, e uno al costato”.

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A parlare è M.O., ambulante nigeriano di 28 anni, assalito due violenti di origine rom nel sottopasso delle Cure, a Firenze Nord.

Il sottopassaggio della stazione, da circa tre anni, è una seconda casa per il 28enne africano, visto che vi lavora come ambulante, venendo fazzoletti, accendini e altri ammenicoli vari. L’ambulante, arrivato in Italia nel 2014 a bordo di un barcone, è in possesso di un regolare permesso di soggiorno da cinque anni.

“C’erano due persone intorno ai quarant’anni anni che mi hanno guardato male per lunghi secondi, ho chiesto loro perché mi stavano guardando, e loro mi hanno picchiato. Mi è uscito il sangue, ho avuto molta paura, sono caduto per terra e loro sono scappati. Avevano il cappuccio…”, il racconto dell’africano, così come riportato dal Corriere Fiorentino.

Dunque, M. si è rialzato ed è andato nella più vicina farmacia per comprarsi disinfettanti e garze con le quali medicarsi, grazie all’aiuto datogli da un passante. È stato proprio quest’ultimo a chiamare le forze di polizia, che sono intervenute sul posto. Il giovane extracomunitario, da quanto di apprende, ha sporto denuncia contro i due ignoti aggressori, confidando nel lavoro di investigazione degli agenti.

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Subito si è sparsa la voce della notizia e poco ore dopo l’accaduto sulla pagina Facebook “Sei (o sei stato) delle Cure se…”, qualcuno dà la notizia di aggressione fascista. “Nel sottopasso delle Cure, due infami fascisti hanno massacrato di botte quel gentilissimo ragazzo nero che sosta sempre lì sotto”, scrive un utente sulla bacheca della pagina, come riporta adhocnews.

“Ho avuto paura, ma resto qui”, conferma il 28enne di colore, che in questi giorni è stato “adottato” una seconda volta dal quartiere. Già, perché il tam-tam sui social ha portato a centinaia di messaggio di solidarietà, poi tramutatisi in effettiva vicinanza fisica. Il quartiere, infatti, si è mobilitato e nel sottopasso delle Cure sono molte le persone che si fermano a parlare con l’ambulante, ormai amico di molti esercenti della zona.

Infine, la nota della Questura, pubblicata da Firenze Today, che smentisce la falsa notizia dell’aggressione fascista. “Da fonti di polizia si apprende che i due aggressori sarebbero ‘presumibilmente cittadini di etnia rom, originari dell’est Europa”.

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Fonte: Ilgiornale

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Milano, donna violentata per 11 ore dal maniaco seriale incontrato online

Daniele C., arrestato dalla polizia nel Lodigiano, ha 29 anni e ha precedenti per stupri a escort. La 70enne era stata contattata su un sito Internet di incontri a pagamento e aveva invitato l’uomo a casa sua, in zona Arco della Pace

Undici ore ininterrotte. Dalle 22 del 3 novembre alle 9 del giorno dopo, quando la donna, una 70enne che abita in un elegante palazzo nella zona dell’Arco della Pace, è uscita di casa, il viso pieno di lividi, barcollando, e ha chiesto aiuto ai vicini, che l’hanno accompagnata dai carabinieri a presentare denuncia. Per undici ore, l’uomo, Daniele Corona, italiano come lei, dopo aver spento i suoi tre cellulari, poi rubati, l’ha massacrata con pugni in faccia, l’ha minacciata di morte con un coltello se avesse urlato e cercato di scappare, e l’ha violentata. Corona aveva contattato l’anziana attraverso un sito di incontri sessuali a pagamento. Lei aveva comunicato al balordo la tariffa per la prestazione e gli aveva fornito l’indirizzo di casa dove riceve gli uomini. Lui l’aveva raggiunta. In passato Corona era già stato arrestato due volte, per persecuzioni alle compagne.

 

Le indagini

I carabinieri della Compagnia Milano Duomo (indagini condotte dal Nucleo investigativo del capitano Alessandro Governale) sono partiti da una precauzione adottata dalle prostitute che ricevono a domicilio: appuntarsi, su un’agenda, il numero di cellulare dei clienti. Grazie a quel numero, sono risaliti all’aggressore, che in contemporanea, nella giornata di mercoledì, è stato fermato dalla squadra Mobile di Lodi per la tentata violenza sessuale, sempre con lo stesso modus operandi, a danno di una prostituta colombiana. Gli accertamenti hanno permesso di scoprire altri due episodi relativi al 29enne, un perditempo (viveva appoggiato a un amico a Villanova del Sillaro, duemila abitanti in provincia di Lodi), uno senza famiglia, senza aver mai lavorato in vita sua e con oppressivi problemi di cocaina. I due episodi sono una violenza sessuale consumata contro l’ennesima escort, di nazionalità romena, e un tentato stupro su una donna italiana, forse conosciuta ugualmente su Internet. Nella notte tra mercoledì e giovedi, Corona alle 2.30 ha telefonato alla prostituta colombiana per andare a casa sua. Una volta sotto l’abitazione, siccome a istinto non si fidava, la donna gli ha scattato delle fotografie con il cellulare, ma l’ha fatto salire lo stesso. Lui ha cercato di violentarla: per fortuna l’arrivo di un amico della escort ha messo in fuga il balordo. La colombiana ha chiamato la polizia e fornito le immagini di Corona. Sono immagini decisive: la squadra Mobile ha cercato e trovato il maniaco.

Maniaco seriale

L’evidenza della situazione, ovvero che siamo di fronte a un maniaco seriale, non ha però spinto i magistrati a diffondere le generalità e la fotografia del 29enne, elementi che potranno indubbiamente aiutare eventuali altre vittime a riconoscerlo e a presentarsi dalle forze dell’ordine. Il maniaco seriale, che ha anche precedenti per droga, potrebbe aver colpito in tutta Lombardia spostandosi in macchina. Si faceva dare i soldi per mantenersi (e pagare le prostitute) dagli ignari parenti. L’hanno trasferito nel carcere di Lodi. Alle 16.30, nel corso di una conferenza stampa, la Questura di Lodi ha finalmente reso nota l’identità del maniaco seriale.

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L’aveva ascoltato e consolato

Nell’abitazione dell’anziana, il balordo, altezza media, capelli neri e in una fase iniziale modi cortesi, aveva raccontato alla 70enne i propri problemi con gli stupefacenti, l’impossibilità di trovare un’occupazione e la difficoltà nello stabilire relazioni sentimentali; lei l’aveva ascoltato e consolato; dopodiché, mentre si spogliava, il maniaco aveva estratto il coltello e le aveva ordinato di obbedire. La donna aveva cercato di farlo ragionare ed era stata subito picchiata. Gli inquirenti di Lodi, che l’hanno avuto davanti nelle fasi della cattura e del primo interrogatorio, raccontano di un soggetto che alterna lunghi momenti di calma, una calma anomala, quasi fosse sedato, a devastanti raptus di rabbia. Un soggetto terribilmente pericoloso, hanno confermato i carabinieri che hanno indagato su di lui.

Fonte: Milanocorriere.it

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Tumore al cervello, a causarlo anche le nanoparticelle di smog

La ricerca, condotta presso la McGill University in Canada, è stata pubblicata sulla rivista Epidemiology

Può insorgere a qualsiasi età, anche se gli individui più colpiti sono gli anziani. Il tumore al cervello è una massa di cellule formatasi e accresciutasi in modo del tutto anomalo all’interno dell’encefalo.

 diversi tipi di questa neoplasia vengono classificati in base a criteri come la sede o la velocità di diffusione della massa cerebrale. Si parla di cancro primario quando esso insorge spontaneamente nell’encefalo o in una regione anatomica limitrofa, ad esempio le meningi o la ghiandola pituitaria. La malattia è invece secondaria nel momento in cui l’agglomerato di cellule deriva da un’altra neoplasia situata in una parte distante del corpo. Se la crescita e la diffusione del tumore sono lente, lo stesso è considerato benigno. Viceversa il carcinoma è maligno. Accanto ai citati criteri di distinzione, ne esiste un terzo che classifica la neoplasia in base a 4 gradi (da I a IV). I primi due sono caratterizzati da un’accrescimento limitato a una specifica area cerebrale. I gradi III e IV, al contrario, si distinguono per un elevato grado di invasività.

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A causare un tumore al cervello è una mutazione genetica, tale per cui le cellule crescono e si dividono con un ritmo più elevato rispetto al normale. Esistono dei fattori che aumentano la possibilità di ammalarsi. Innanzitutto l’età avanzata. Sotto accusa anche una serie di patologie congenite, quali ad esempio la neurofibromatosi, la sclerosi tuberosa, la sindrome di Turcot e altre. Da non sottovalutare poi le radiazioni ionizzati e la storia familiare di ciascun individuo. Spesso il carcinoma cerebrale è l’esito di un processo di metastatizzazione. Diverse le neoplasie incriminate: al seno, al colon, al rene, al polmone e infine il melanoma. I sintomi della malattia sono vari e dipendono dalle dimensioni, dalla sede e dalla velocità di accrescimento. Per via della stretta vicinanza anatomica tra cervello e cranio, il tumore in fase di espansione spinge contro le pareti del rivestimento osseo e contro le aree adiacenti. Tale pressione, nota come pressione intracranica, è la causa principale del mal di testa e di altre manifestazioni, come:

– Visione offuscata o doppia;

– Nausea e vomito inspiegabili;

– Confusione mentale;

– Attacchi epilettici;

– Difficoltà a mantenere l’equilibrio;

– Perdita di sensibilità o della capacità di movimento delle gambe o delle braccia;

– Difficoltà nell’eloquio;

– Problemi uditivi;

– Cambiamenti improvvisi di personalità e comportamento.

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Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Epidemiology, le nanoparticelle emesse da fonti inquinanti (soprattutto il traffico stradale) possono provocare il tumore al cervello. Gli studiosi hanno esaminato le cartelle cliniche e l’esposizione all’inquinamento atmosferico di 1,9 milioni di canadesi adulti tra Montreal e Toronto. In questo modo si è constatato che queste minuscole particelle possono rappresentare un fattore di rischio non precedentemente riconosciuto poiché, a causa delle loro ridotte dimensioni, penetrano facilmente nell’organismo umano. Dall’analisi è dunque emerso che un aumento di 10mila nanoparticelle per centimetro cubo, provocherebbe un caso di neoplasia cerebrale ogni 100mila individui. Tuttavia l’autore della ricerca, Scott Weichenthal della McGill University in Canada, specifica che per confermare i risultati, sarebbe necessario esaminare altre città.

Fonte: Ilgiornale

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Orrore sul tram: africano si spoglia e tenta di violentare una studentessa

L’episodio si sarebbe consumato su un tram in zona Bicocca, mentre sul mezzo era rimasta soltanto la ragazza. A impedire la violenza, l’intervento dell’autista allarmato dalle grida. Sul caso indaga la procura

Avrebbe approfittato del fatto che sul mezzo non ci fosse rimasto nessuno se non la sua presunta vittima, una studentessa di 21 anni presente sullo stesso tram Atm.
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A quel punto, solo con lei, l’uomo in questione avrebbe iniziato a spogliarsi e avrebbe provato un approccio. Poi il tentativo di violenza sessuale. È accaduto a Milano e secondo quanto riportato da Milano Today, i fatti risalirebbero all’ottobre scorso, ma sarebbero emersi soltanto nella giornata di ieri.

Le indagini e la ricerca

Sull’episodio, in queste ore, sta indagando il pool “fasce deboli” dela procura di Milano, coordinato dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Le forze dell’ordine, in queste ore, in base alle ricostruzioni, stanno cercando di indagare sull’identità del responsabile del gesto e stanno provando a rintracciarlo. Perché dopo il fatto, di lui, si sarebbe persa ogni traccia.

La dinamica dei fatti

L’episodio si sarebbe verificato intorno alle 15 del 24 ottobre, in zona Università Bicocca, nella zona nord di Milano. In base al racconto della vittima e al ricordo che la giovane ha di quella giornata, il presunto responsabile sarebbe un uomo di origine centrafricana. A intervenire, per salvarla dall’aggressione, sarebbe stata la sua tenacia e l’interessamento del tranviere, insospettito dalle urla della ragazza. L’autista, infatti, sentendo la giovane gridare, ha fermato il mezzo, è sceso ed è intervenuto facendo fuggire l’aggressore che, nel frattempo, si era già spogliato, abbassando i pantaloni.

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Diversi violenza in poche ore

Nel capoluogo lombardo, soltanto nelle ultime ore, sarebbero stati almeno tre gli episodi di stupri (o tentate violenze), tutti avvenuti nelle zone più o meno centrali della città. Due giorni fa, infatti, in zona Paolo Sarpi, una turista di origini russe è stata palpeggiata, sequestrata e picchiata all’interno di un ristorante della catena McDonald’s da un 37enne egiziano: la donna era entrata nel fastfood (a quell’ora già chiuso) per utilizzare la rete wifi (dopo avere chiesto il permesso all’inserviente). Una volta dentro, l’uomo l’avrebbe tentato un approccio sessuale e, una volta rifiutato, l’avrebbe colpita in pieno volto, rompendole il naso. Sempre nei giorni scorsi, una donna di 70 anni è stata violentata all’interno del suo appartamento, in zona Arco della Pace, da un 29enne che aveva concordato con lei delle prestazioni sessuali. Il ragazzo, originario di Lodi, una volta entrato nella sua abitazione l’ha picchiata e minacciata con un coltello e l’ha stuprata per undici ore, poi è scappato. Nelle ultime ore, poi, ha fatto parlare il caso del giovane italiano, in giacca e cravatta, che, davanti tutti sulla linea gialla della metropolitana, si è masturbato dietro a una donna, sporcandole il vestito del suo liquido seminale.

Fonte: Ilgiornale

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Chiudono il figlioletto nella gabbia per gatti e lo uccidono con l’acqua bollente: «Non voleva fare il bagnetto»

Una follia, un atto che è costato la vita a un bimbo di soli 5 anni. Due genitori di 27 anni hanno messo il figlio dentro una gabbia per gatti e poi lo hanno ucciso gettandogli sopra acqua bollente.

Uccidono il figlio di 5 anni

I due, A. A. e Ridzuan M. A. R., sono stati condannati per aver ammazzato il loro bambino. I fatti risalgono a 3 anni fa, ma solo in questi giorni è arrivata la sentenza definitiva per il terribile delitto.

La tortura: “Volevamo dare una lezione a nostro figlio”

Il bambino sarebbe stato chiuso in una gabbia per gatti, nella loro abitazione vicino Singapore, e torturato dai suoi genitori, punzecchiato con le pinze e colpito con dei cucchiai, poi, hanno preso dell’acqua bollente e l’hanno rovesciata sopra. Durante il processo la mamma e il papà hanno inizialmente negato ogni accusa, poi hanno riconosciuto le violenze dicendo di averlo fatto con l’intenzione di dare una lezione al piccolo.

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Segni di violenze su tutto il corpo

Secondo quanto riporta il Daily Mail, quando i medici hanno analizzato il corpo del bambino, hanno trovato oltre alle ustioni, anche altri segni di violenze e percosse al cuoio capelluto, alle labbra e alle gengive, inoltre il piccolo era disidratato, aveva problemi renali e un ritardo del linguaggio. A scatenare la furia assassina nei due sarebbe stato un capriccio: il bambino, infatti, avrebbe rifiutato di farsi il bagnetto, così la donna lo ha chiuso in gabbia e costretto a lavarsi con acqua bollente.

I soccorsi

Dopo averlo ustionato e lasciato in gabbia la mamma e il papà hanno aspettato 6 ore prima di chiamare i soccorsi, ma una volta in ospedale i medici hanno allertato la polizia che ha proceduto con l’arresto della coppia.

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“Me lo togliete da qui?”. Donna contro il bimbo disabile sull’autobus

Il fatto è accaduto su un autobus diretto a Genova. Una donna di mezza età ha chiesto alle maestre che accompagnavano una scolaresca in gita di allontanare un bimbo disabile straniero: “Tanto non paga neanche il biglietto”

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Me lo potete togliere da vicino?”. Sarebbe stata questa la sortita discutibile della passeggera di un autobus che non avrebbe gradito la presenza di un ragazzino disabile, e di colore, sul mezzo pubblico.

Che avesse la pelle nera, striata o a pois, che fosse semplicemente portatore di una disabilità, italiano o nordafricano, poco importa. Ciò che perlimpe di questa amara narazione è il fatto che, ancora una volta – l’ennesima – potrebbe essersi consumato un presunto episodio di discriminazione ai danni di un bambino in tenerà età. Soltanto pochi giorni fa, infatti, una consigliera del comune di Alessandria denunciava in un lungo post su Facebook un accadimento analogo avvenuto su un pullman cittadino nei confronti di una bambina di colore da parte di una donna anziana che le sedeva accanto suo malgrado. E, stavolta sembrerebbe essersi ripetuto lo stesso, triste copione.

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Stando a quanto si apprende dalla cronaca di oggi 15 novembre, la vicenda sarebbe occorsa a Genova, appena qualche giorno fa (la data e l’ora sono imprecisate), su un autobus che da Sestri Levante conduce al capoluogo ligure. Una scolaresca elementare, tra cui il protagonista del racconto, era di ritorno da una gita giornaliera nella città “dei due mari” quando è incappata in una circostanza alquanto disdicevole se fosse confermata. Un giovanissimo studente straniero, affetto da disabilità, sarebbe stato allontanato da una signora di mezza età che non ha gradito la presenza del ragazzino sul mezzo pubblico. “Potete togliermelo da vicino? Tanto, non paga neanche il biglietto“, avrebbe detto alle maestre che accompagnavano la classe in escursione.

Eravamo sul bus di rientro da una gita a Sestri Levante quando accanto a uno dei miei studenti, non italiano, non bianco, si è seduta una donna che, accortasi del bambino, mi a chiesto se potevo allontanarlo – racconta l’insegnante – lamentando inoltre che fosse sprovvisto di biglietto“. Data la gravità della situazione, le maestre sono intervenute in favore del piccolo studente replicando alla viaggiatrice che tutti gli alunni disponessero di regolare ticket viaggio. Ciononostante, la signora avrebbe perseverato: “Non me lo potete togliere da vicino?” A quel punto, le educatrici hanno chiesto all’anziana di allontanarsi mentre gli altri ragazzini provavano a consolare il proprio compagno di classe.

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La scuola sta decidendo il da farsi, – ha dichiarato la maestra il giorno successivo ai fatti – La nostra, è una scuola che ha sempre puntato sulla integrazione e i nostri bambini si sentono tutti italiani. Il nostro non è stato un atto straordinario. Lottare contro ogni forma di discriminazione è il nostro dovere”.

Fonte: Ilgiornale

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Trentanovenne affetto da Hiv arrestato: contagiava donne ignare

È stata messa in atto dai carabinieri di Rimini il 14 novembre la misura cautelare degli arresti domiciliari per l’uomo di 39 anni di origine sudamericana accusato di lesioni gravi. L’accusato avrebbe contagiato volontariamente con l’Hiv una delle sue amanti e non solo. Sono altre infatti le donne che potrebbero essere state contagiate dall’uomo che ha nascosto la sua malattia, convincendole ad avere un rapporto non protetto.

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Le indagini da parte dei Carabinieri sono iniziate ad agosto. A farle partire sarebbero state le dichiarazioni della ex convivente fatte alle forze dell’ordine.

L’uomo avrebbe contagiato altre tre donne

Le altre donne contagiate erano tutte ignare della malattia dell’accusato. I profili internet dell’uomo, dopo le dichiarazioni della convivente, sono ora scandagliati dagli esperti delle forze dell’ordine che sperano di trovare altre possibili donne da avvertire della malattia dell’uomo e, nel caso avessero consumato un rapporto non protetto con questo, di recarsi al più vicino centro di analisi per controllare il proprio stato di salute.

Le indagini svolte dai Carabinieri sono riuscite a ricostruire uno scenario che parte fin dal 2017. In quegli anni infatti, l’indagato avrebbe sospeso la terapia farmacologica volontariamente, riprendendola poi un anno dopo per poi interromperla di nuovo. Il comportamento dell’indagato oltre a essere anomalo è stato quanto mai incosciente. La terapia farmacologica infatti serve ad attenuare il rischio di contagio anche nel caso di un possibile rapporto non protetto.

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Analizzando i profili social dell’uomo le forze dell’ordine sono riuscite a risalire e avvertire altre tre donne che avrebbero avuto rapporti non protetti con lui.

Le tre donne non erano a conoscenza che l’uomo è affetto da Hiv

Per una delle tre donne i test hanno dato esito positivo. I parenti di queste tre ragazze in un momento così teso e delicato si sono stretti intorno a loro per cercare di darle conforto e coraggio.

Le indagini, che come detto sono partite fin da agosto di quest’anno, hanno portato alla fine all’emissione da parte del gip del Tribunale di Rimini un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Le indagini, che sono state coordinate dal sostituto procuratore Gengarelli non si fermeranno qui. Gli investigatori sono infatti alla ricerca di altre possibili relazioni non protette che l’uomo può aver avuto con donne ignare della malattia dell’accusato.

Il personal computer del trentanovenne è ora nelle mani degli investigatori che insieme ad esperti del settore stanno scandagliando tutti gli eventuali profili dell’uomo per cercare di risalire ed avvertire tutte le donne con cui l’uomo sarebbe venuto in contatto.

Fonte: Blastingpop

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