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Virus Cina, ragazza mangia un pipistrello al ristorante, animale da cui si sospetta sia partita la malattia

In Cina c’è un video diventato virale in questi giorni. Riguarda una ragazza cinese in abiti eleganti che mangia, in un ristorante chic, un pipistrello intero, mentre il paese è devastato da un nuovo virus mortale che si ritiene provenga proprio dai mammiferi volanti. Un altro filmato mostra alcuni commensali che si preparano a mangiare la minestra fatta con l’animale notturno.

Il nuovo ceppo di coronavirus, che è emerso nella città cinese centrale di Wuhan il mese scorso, ha ucciso almeno 17 persone, ammalato più di 590 e causato il blocco della città di 11 milioni. Gli scienziati nel Paese ora temono che potrebbe essersi diffuso agli umani da serpenti o pipistrelli.

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Un importante virologo cinese che ha contribuito ad affrontare l’epidemia di Sars in Asia nel 2003 ha avvertito che un nuovo ceppo di coronavirus mortale dalla Cina potrebbe portare a un focolaio almeno 10 volte peggiore della crisi sanitaria 17 anni fa.

I pipistrelli sono usati nella medicina tradizionale cinese per curare una serie di malattie, tra cui tosse, malaria e gonorrea. Si ritiene inoltre che le feci dell’animale siano in grado di curare le malattie degli occhi, secondo l’antico capolavoro medico cinese Ben Cao Gang Mu.

Il primo video virale, che spopola su Weibo e condiviso da Apple Daily, con sede a Hong Kong, mostra una giovane donna vestita alla moda che tiene in mano un grosso pipistrello nero e rosicchia le sue ali. Si sente un uomo che dice alla donna in mandarino: «Mangia la carne! Non la pelle». E aggiunge: «Mangia la carne sulla schiena».
Il secondo video, pubblicato su Twitter dall’influente blogger cinese Chen Qiushi, mostra un pipistrello cotto posto in una grande ciotola di brodo.

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In Tribunale viene prima il migrante: cause rinviate al 2022

Il documento della corte di Appello di Bologna: rinviate decine di udienze. La legge prevede la “trattazione prioritaria” delle cause di protezione internazionale dei migranti

Una valanga di rinvii in Tribunale, anche di due anni. Arrivederci al 2021. Il motivo? “La trattazione prioritaria per legge delle cause di protezione internazionale”.

Cioè, prima vengono gli immigrati. Poi tutte le altre cause.

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È questo il sunto del decreto datato 22 novembre 2019 e firmato dal presidente della seconda sezione civile della Corte di Appello di Bologna. Un documento che ilGiornale.it ha avuto modo di consultare e che ha attirato l’attenzione di qualche avvocato. Nel testo si legge: “Dato atto che l’incremento della cause di protezione internazionale (conseguente alla assegnazione alla seconda sezione civile della maggior quota del 70% delle sopravvivenze a far data dal 2.05.2018) ha ulteriormente appesantito il già rilevante carico decisorio dei consiglieri della seconda sezione”, allora è necessario “il rinvio” delle udienze fissate per il 2, 10 e 17 dicembre 2019. Si tratta di 44 cause. In molti casi il primo grado si era chiuso, pensate, nel lontano 2012. Tra pochi giorni i malcapitati avrebbero avuto la loro udienza, invece nisba: tutto rimandato al 2021, in certi casi anche ad ottobre 2022. Esatto: tra tre anni. Non bastano i già infiniti tempi della giustizia nostrana. Ora ci si mettono pure i migranti.

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Va dato atto che la “colpa” di tali rinvii non è del presidente Maria Cristina Salvadori. Per carità. C’è una legge (quella Minniti-Orlando) che garantisce ai ricorsi degli stranieri contro il diniego dell’asilo una sorta di autostrada perché va gestita “in ogni grado in via d’urgenza”. “La trattazione prioritaria per legge delle cause di protezione internazionale – si legge infatti nel decreto bolognese – impone inevitabilmente il differimento delle altre numerose cause già fissate per la precisazione delle conclusioni”. L’obiettivo era quello di accelerare le decisioni che ingolfano i Tribunali. Ma in questo caso ha prodotto un altra conseguenza: il sorpasso dei migranti e il rinvio delle altre cause.

Il problema non è solo delle corti di Appello. A gennaio il presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, aveva lanciato l’allarme: un aumento “inatteso” nel 2018 dei ricorsi civili in terzo grado in materia di protezione internazionale (+512,4%). David Ermini, vicepresidente del Csm, parò addirittura di “emergenza”. In fondo il sistema è ormai acclarato: l’immigrato sbarca, presenta una domanda di asilo e poi attende di essere convocato dalla Commissione territoriale. Questa lo ascolta, valuta la sua istanza e poi decide: status di rifugiato, protezione sussidiaria o diniego. In caso di bollino rosso, però, lo straniero ha tempo per presentare un ricorso in primo grado. Fino alla riforma del 2017 era possibile presentare ricorso in Appello in caso di sentenza negativa, ora solo in Cassazione. Resta il fatto che nei Tribunali le istanze dei richiedenti asilo da giudicare sono ancora molte. E così non resta che rinviare al 2022 i cittadini che attendono giustizia.

Fonte: Ilgiornale

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Mette figlio in un borsone e lo abbandona in strada: “Non posso più crescerlo”. Il video 🎥

Non può più permettersi di crescere suo figlio e lo abbandona all’ingresso di un negozio. E’ la triste vicenda che ha riguardato un bimbo di 3 anni, messo in una borso da viaggio da suo padre e lasciato all’esterno di un locale.

Abbandona figlio di 3 anni in una borsa da viaggio: la ricostruzione

E’ accaduto nella città di Laixi, nella provincia orientale dello Shandong. Oltre al piccolo, all’interno gli agenti hanno trovato un messaggio scritto a penna da Qu, 53enne, padre del bimbo: “Non posso più permettermi di crescerlo, devo per forza abbandonarlo”.

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Secondo i media cinesi, il piccolo è stato portato in un orfanotrofio e il padre è ora sotto la custodia della polizia. I filmati di sorveglianza rilasciati dalla polizia mostrano un uomo che cammina verso un negozio mentre trasporta una borsa. Dopo averla posata a terra, si guarda attorno e poi si allontana dal piccolo.

Piccolo trovato e abbandonato nuovamente

Circa un’ora dopo, un altro uomo scopre la borsa fuori dal negozio: invece di chiamare la polizia, decide di portare il bimbo fuori da un ristorante. Il piccolo sarà scoperto solo quattro ore dopo, intorno alle 22, quando esce dalla borsa piangendo. I presenti hanno immediatamente chiamato la polizia.

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Nel messaggio lasciato da Qu all’interno del borsone, si legge che l’uomo ha viaggiato per circa 140 chilometri da una città vicina, Yantai, prima di scegliere il posto in cui abbandonare il figlioletto.

VIDEO

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Una coppia di anziani costretta a separarsi dopo 69 anni insieme. Non possono più vivere nella stessa struttura

L’amministrazione della casa di riposo decide di trasferire uno dei coniugi in una struttura più adatta alle sue nuove esigenze. E i loro sentimenti?

In un’epoca in cui relazioni e matrimoni non durano che qualche stagione, la storia della coppia di anziani costretta a separarsi dopo 69 anni insieme, suscita non poca indignazione. È la storia di un legame unico, meraviglioso, messo a rischio dagli amministratori della casa di riposo che li ospita.

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I protagonisti si chiamano Audrey ed Herbert. 89 anni lei, 91 lui. Hanno unito le loro vite giovanissimi, con un matrimonio arrivato ormai alle soglie delle 70 candeline. Da tempo la coppia vive presso una casa per anziani, la Victoria Hill Special Care.

Uno di quegli istituti tanto utili per le persone non più autosufficienti, ma pur sempre un ambiente dove le regole ed il protocollo governano la vita degli ospiti. E sono proprio queste leggi fredde e, spesso, impersonali, a volere la separazione di questi due anziani che hanno trascorso una vita insieme.

Herbert soffre di demenza, e negli ultimi tempi la sua situazione è andata peggiorando.

E così la coppia di anziani è costretta a separarsi per colpa della burocrazia.

Così la direzione, legata ai protocolli medici ed alle convenzioni di legge, ha stabilito, alle porte del Natale, di separare questa coppia.

Herbert non può più restare in questa struttura e deve essere così allontanato dalla suaamata Audrey. A nulla, per il momento, sono valse le rimostranze di Dianne, la figlia degli anziani coniugi

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La direzione dal canto suo motiva questa scelta con l’evoluzione della demenza di Herbert, passata da livello 2 a 3. E mostrando come il protocollo medico preveda per per Victoria Hill un livello di preparazione ed assistenza non più adatto.

Alle volte, come in questo caso, pare impossibile riuscire a gestire un protocollo con la sensibilità che appartiene, come è normale che sia, ad un’altra dimensione. Un legame come quello di Audrey ed Herbert non è classificabile secondo freddi ed angusti principi di razionalità.

E questo caso è la dimostrazione di come quel sentimento chiamato amore non sia regolabile o negoziabile da accordi che non colgono la sua profondità. Allontanare dopo 70 anni di vita due persone, anche se le motivazioni possono essere spiegate, è qualcosa che non si può comprendere.

Non sappiamo se la battaglia che la figlia sta conducendo porterà di nuovo insieme queste due vite.

Vorremmo fosse così. Questa bellissima coppia merita di stare insieme fino alla fine, e di continuare a vivere onorando quel sentimento che hanno tenuto per mano per 69 anni.

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Perchè non bisogna dare neanche un centesimo per Venezia

La tragedia della meravigliosa città di Venezia smuove i cuori e le coscienze. Le incommensurabili perdite umane, artistiche, morali e materiali della più bella città del mondo, una bellezza che appartiene non solo agli italiani ma a tutto il genere umano non possono che straziare chiunque abbia in petto un cuore. Verrebbe quindi, istintivamente, per un gesto di solidarietà umana, mettere la mano al portafoglio, un piccolo segno tangibile, come nobilmente invita a fare per esempio Enrico Mentana. E invece no è la cosa più sbagliata che si possa fare: cari italiani, voi avete già versato sette miliardi di euro dei vostri soldi, delle vostre tasse, del vostro lavoro per far sì che ESATTAMENTE situazioni di questo tipo non avvenissero più.

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La solidarietà personale, umana, cristiana etc etc. non può sistematicamente fare da alibi alle ruberie, al latrocinio, all’inefficienza crassa, ignorante, sfacciata. Questa tragedia non è un terremoto imprevedibile e improvviso: i contribuenti italiani hanno pagato di tasca propria perché tragedie come queste – assolutamente ovvie, strapreviste, lapalissiane, note a tutti, non si ripetessero. Mi sono rotto i coglioni di fare le gare di solidarietà, gli SMS, le raccolte delle arance, le stelle di natale, le riffe, le lotterie per supplire all’inefficienza abietta di uno stato che non è capace di pianificare nulla tranne le ulteriori catastrofi che falcidiano sistematicamente i poveri cittadini. Persino i ponti autostradali crollano di colpo, tutto crolla. Niente è certo nella vita, tranne il crollo! Questo è il paese in cui persino le normali stagioni sono «emergenze», emergenza caldo, emergenza freddo, emergenza freschino la sera mettiti la giacca.

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Ma basta! Io voglio sapere perché il MOSE non è pronto, perché non è in funzione, io voglio sapere perché l’ILVA non è stata messa in sicurezza quando doveva essere messa in sicurezza, perché chi doveva controllare non ha controllato, non voglio dover scegliere se sia peggio piangere per i bambini morti di cancro o per i padri di famiglia licenziati! Io non voglio impietosirmi, io voglio indignarmi, questo è il momento di indignarsi, indignarsi cazzo, perché se non ci indigniamo tra 10, 20 o 30 anni stiamo ancora punto e daccapo con le stesse ruberie, gli stessi cialtroni, la stessa crassa ignoranza, le stesse facce di merda, la stessa approssimazione in una serie infinita, nello spazio e nel tempo non di ritorno dell’eguale ma di ritorno del sempre peggio.

Fonte: Medium.com

Scritto da: Francesco De Collibus

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“Preside pedofilo” condannato per pornografia su minori di 4 anni

Un preside di scuola materna è finito dietro le sbarre per pedopornografia. Così, Daniel Champman (31), dirigente dell’asilo Hilltop Infant School di Wickford, nell’Essex, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per aver realizzato e pubblicato immagini di abusi su bambini di età non superiore ai 4 anni.

L’ennesimo caso di pedofilia dopo quello (ben più eclatante) del “chirurgo-orco” francese Joël Le Scouarnec. Stavolta, l’inquietante narrazione giunge dalla regale Inghilterra, in una città a circa 30 chilometri ad est di Londra, nel distretto di Basildon (Essex). L’imputato, il 31enne Daniel Champman, è stato condannato ieri, 20 novembre 2019, dalla Crown Court di Chelmsford dopo aver ammesso ben 12 reati, tra cui, la realizzazione di fotografie “indecenti”- così come li definisce il Daily Mail – di bambini, la pubblicazione di articoli osceni e il possesso di immagini pornografiche estreme.

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Le indagini, condotte dalla polizia dell’Essex, sono cominciate 6 mesi fa. A maggio del 2019, infatti, gli agenti del comando distrettuale hanno dato esecuzione ad un mandato di perquisizione presso la sua proprietà rinvendo, al suo interno, uno smartphone e un tablet con decine di video e immagini coinvolgenti minori di età inferiore ai 4 anni. Da quel ritrovamento, l’uomo è stato indagato per pedopornografia nonostante continuasse a proclamarsi in pubblico come un “esempio della salvaguardia” infantile.

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Uno sfruttamento sessuale crudele di bambini – ha riferito al tabloid inglese Metro l’agente investigativo Nick Riley – Uno dei casi più orribili di abusi di minori sui social media a cui abbia mai lavorato”. Il dirigente scolastico non avrebbe mai lasciato trapelare il minimo sentore della sua turpe depravazione riuscendo a mantenere una condotta apparentemente impeccabile sul luogo di lavoro. “Ha interpretato il ruolo di un preside rispettabile. – continua Riley – Tuttavia si è scoperto che utilizzava applicazioni di messaggistica e social media per realizzare e diffondere immagini indecenti dei bambini di 4 anni. Sono contento che questo individuo stia pagando il prezzo per le sue azioni spaventose”.

Il preside Daniel Champan, oltre alla pena di due anni e mezzo di carcere, è stato iscritto nel registro degli autori dei reati sessuali da adesso e per i prossimi 10 anni mentre è stato bandito “a vita” dall’insegnamento.

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Napoli, bimba si sente male dopo spuntino: la verità del Santobono

E’ diventato virale l’audio fake che sta girando da ore su Whatsapp, nel quale una donna informa probabilmente altre mamme che una bambina si è sentita male dopo aver mangiato i Teneroni di Casa Modena.

Napoli, l’audio fake: “Bimba si sente male dopo spuntino”

“Una bambina di due anni è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Santobono di Napoli”, così dice la signora mentre registra la nota vocale, creando inutilmente, panico e allarmismo tra i genitori e gettando fango sull’azienda emiliana.

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Il messaggio vocale, che dura all’incirca due minuti, vede protagonista una mamma che riferisce quanto appreso dai suoceri che lavorano nell’ospedale pediatrico napoletano.

La smentita del Santobono

Santobono Pausilipon ha smentito tutto. “Non c’è nessuna bimba di pochi anni ricoverata in seguito a un virus dovuto ai Teneroni” fanno sapere dal presidio ospedaliero.

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“L’Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon smentisce di aver soccorso nella giornata di oggi un bambino che accusava gravi problematiche renali a seguito dell’ingestione di un prodotto alimentare confezionato”, spiega la struttura sanitari.

“Tale notizia, circolata mediante un messaggio audio su whatsapp, riportava quale fonte del personale interno all’ospedale pediatrico. Il messaggio deve considerarsi assolutamente privo di fondamento, in quanto nessun caso quale quello riportato dal messaggio audio, è stato trattato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Santobono”.

L’audio fake

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Orrore in strada, neonata ritrovata cadavere: era in una borsa abbandonata

Firenze. Macabro ritrovamento a Campi Bisenzio, a Firenza: ritrovato il cadavere di una neonata in una borsa abbanonata in strada. Ritrovata poco fa, nella tarda mattinata di oggi 19 novembre, all’incrocio tra via San martino e via Pistoiese davanti alla farmacia.

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Erano appena trascorse le ore 12, quando il personale della farmacia ha notato una strana borsa davanti all’attività commerciale. Uno di loro pensando si trattasse di rifiuti comuni, ha preso il borsone e lo ha aperto. Si trovato davanti una scena orribile. Ha dovuto constatare la presenza della bimba appena nata e col cordone ombelicale ancora attaccato. Immediata la chiamata ai carabinieri che in poco tempo sono accorsi sul posto, seguiti poi dal medico legale e dai reparti della scientifica per i rilievi del caso.

I militari hanno avviato un’indagine per cercare di ricostruire l’accaduto e risalire alla persona che ha lasciato la neonata davanti alla farmacia e alla madre. Come spiegano gli stessi militari dell’arma intervenuti sul posto, la piccola era di carnagione chiara, aveva ancora il cordone ombelicale attaccato ed era avvolta in una coperta ma non aveva apparenti segni di violenza. Secondo i primi accertamenti esterni del corpicino, la piccola sarebbe stata partorita al nono mese di gravidanza e il parto sarebbe avvenuto poco prima dell’abbandono.

Fonte: TeleclubItalia

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Torino, feto umano trovato in una provetta in piazza Benefica: indagini in corso

Il macabro ritrovamento è stato effettuato da una persona che stava passeggiando con il cane, nella provetta c’era anche un liquido bianco.

Avrebbe tra le 10 e le 15 settimane il feto di origine umana che è stato ritrovato ieri pomeriggio, 17 novembre, a piazza Benefica a Torino. Secondo quanto riferisce la stampa locale e nazionale, ad effettuare il macabro ritrovamento è stato un uomo, il quale stava passeggiando con il suo cane. All’improvviso, tra i cespugli, e comparso questo piccolo contenitore alto sette centimetri e largo tre.

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Quando l’uomo ha visto però il suo contenuto è rimasto sotto choc, in quanto all’interno c’era proprio un feto immerso in un liquido bianco. Al momento non si sa con precisione che cosa sia questa sostanza, ma potrebbe trattarsi di formaldeide, un potente battericida che trova largo impiego per le imbalsamazioni.

Provetta forse rubata in un laboratorio

L’uomo, che era uscito con il suo cane, ha chiamato immediatamente i carabinieri che sono giunti sul luogo del fatto di cronaca in breve tempo.

Una volta accertati i fatti è stata allertata la Procura della Repubblica che adesso vuole vederci chiaro su questa faccenda. L’indagine è coordinata dal pm Chiara Maina. Non si esclude che la provetta in cui vi era il feto possa provenire da un furto, forse effettuato in un laboratorio lì vicino: i carabinieri stanno passando al setaccio i filmati ripresi dalle telecamere della zona, proprio per cercare di scoprire chi ha gettato nei cespugli quel contenitore.

Una volta prelevato, il contenuto della provetta è stato analizzato dai medici dell’ospedale San’Anna di Torino, i quali, dopo un accurato esame, hanno stabilito che si tratta di un piccolo essere umano. In un primo momento infatti non era chiaro di cosa si trattasse. La zona del ritrovamento poi si trova in piena città, a poca distanza dal tribunale, nel cuore dello storico quartiere Cit Turin.

Si procede per infanticidio e occultamento del corpicino

Gli investigatori hanno aperto un fascicolo di indagine, a carico di ignoti, per infanticidio e occultamento di cadavere.

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Questi infatti sono i reati per cui la Procura sta procedendo. La notizia di quanto accaduto a Torino ha fatto immediatamente il giro della città e di tutto il Paese, destando sconcerto e incredulità. Non sono mancati certo nella nostra nazione episodi di abbandono di minori o di piccolissime creature appena venute al mondo, ma il caso in questione è davvero sconcertante, anche per le modalità con cui è stato trovato il feto.

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Sicuramente nelle prossime ore, o al massimo nei prossimi giorni, si potranno conoscere ulteriori particolari su questa assurda vicenda, che ancora è bel lungi dall’essere chiarita del tutto. Si attendono quindi ulteriori riscontri investigativi per fare piena luce su quanto successo in piazza Benefica.

Fonte: Blastingnews

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“Picchiato da fascisti”. Ma l’ambulante nigeriano è stato pestato da due rom

La vicenda a Firenze, nel sottopasso delle Cure. Il giovane extracomunitario preso di mira da due nomadi originari dell’Est Europa.

“Sono stato aggredito picchiato da due ragazzi: mi hanno dato due pugni, all’improvviso e senza dire una parola: uno al viso, sulla bocca, e uno al costato”.

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A parlare è M.O., ambulante nigeriano di 28 anni, assalito due violenti di origine rom nel sottopasso delle Cure, a Firenze Nord.

Il sottopassaggio della stazione, da circa tre anni, è una seconda casa per il 28enne africano, visto che vi lavora come ambulante, venendo fazzoletti, accendini e altri ammenicoli vari. L’ambulante, arrivato in Italia nel 2014 a bordo di un barcone, è in possesso di un regolare permesso di soggiorno da cinque anni.

“C’erano due persone intorno ai quarant’anni anni che mi hanno guardato male per lunghi secondi, ho chiesto loro perché mi stavano guardando, e loro mi hanno picchiato. Mi è uscito il sangue, ho avuto molta paura, sono caduto per terra e loro sono scappati. Avevano il cappuccio…”, il racconto dell’africano, così come riportato dal Corriere Fiorentino.

Dunque, M. si è rialzato ed è andato nella più vicina farmacia per comprarsi disinfettanti e garze con le quali medicarsi, grazie all’aiuto datogli da un passante. È stato proprio quest’ultimo a chiamare le forze di polizia, che sono intervenute sul posto. Il giovane extracomunitario, da quanto di apprende, ha sporto denuncia contro i due ignoti aggressori, confidando nel lavoro di investigazione degli agenti.

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Subito si è sparsa la voce della notizia e poco ore dopo l’accaduto sulla pagina Facebook “Sei (o sei stato) delle Cure se…”, qualcuno dà la notizia di aggressione fascista. “Nel sottopasso delle Cure, due infami fascisti hanno massacrato di botte quel gentilissimo ragazzo nero che sosta sempre lì sotto”, scrive un utente sulla bacheca della pagina, come riporta adhocnews.

“Ho avuto paura, ma resto qui”, conferma il 28enne di colore, che in questi giorni è stato “adottato” una seconda volta dal quartiere. Già, perché il tam-tam sui social ha portato a centinaia di messaggio di solidarietà, poi tramutatisi in effettiva vicinanza fisica. Il quartiere, infatti, si è mobilitato e nel sottopasso delle Cure sono molte le persone che si fermano a parlare con l’ambulante, ormai amico di molti esercenti della zona.

Infine, la nota della Questura, pubblicata da Firenze Today, che smentisce la falsa notizia dell’aggressione fascista. “Da fonti di polizia si apprende che i due aggressori sarebbero ‘presumibilmente cittadini di etnia rom, originari dell’est Europa”.

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Fonte: Ilgiornale