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Calabria, prelevata all’uscita di scuola e violentata dal branco: stupratori liberi o ai domiciliari

Melito Porto Salvo. Violentata e umiliata dal branco a 13 anni. Oggi gli otto componenti del branco sono in parte liberi, in parte agli arresti domiciliari dopo una condanna di primo grado. La giovane vittima, insieme al papà, è stata costretta ad allontanarsi e a cambiare vita, al Nord, lontani dal loro paese di origine. Accade in Calabria.

Melito Porto Salvo, la violenza sessuale di branco

La bambina, allora 13 anni, veniva prelevata all’uscita da scuola e poi condotta da parte per essere violentata a turno dal branco. Lo racconta il padre della vittima a La Stampa: “Io e la mia ex moglie ce ne siamo accorti leggendo la brutta copia di un tema che nostra figlia aveva lasciato a casa”, dice. La 13enne frequentava la scuola media Corrado Alvaro. Al suono della campanella, il presunto fidanzato la caricava in auto e poi la portava al cimitero o in montagna. Lì, tra quelle mura, avveniva l’orrore: in sette abusavano di lei. Per ottenere il suo silenzio minacciavano di far del male ai genitori.

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Anche il padre ha subito minacce ed è stato invitato a non denunciare: “Quando io e la mia ex moglie abbiamo capito cosa stavano facendo a nostra figlia, per prima cosa sono andato a parlare al padre di uno di quei ragazzi. Era il più giovane, all’epoca era ancora minorenne, aveva 17 anni. Ho spiegato al padre: guarda che c’è anche un video. Qualche giorno dopo mi ha richiamato e mi ha detto: con il suo comportamento tua figlia si sta facendo una brutta nomina. In quel momento ho capito che eravamo soli. Nei giorni successivi sono venuti a dirmi di che non dovevo denunciare, ed erano anche persone molto vicine. Melito stava dando la colpa a mia figlia. Era come se si fosse meritata quella violenza. Ma io dico, anche se per ipotesi lei davvero all’inizio aveva creduto a una storia d’amore con Schimizzi, è possibile che neppure uno di quei ragazzi abbia avuto il cervello per capire quello che stavano facendo?”.

Lo sfogo del papà

“Si sono schierati tutti con gli stupratori. Con il risultato che loro se ne vanno in giro liberamente per le strade della Calabria, mentre noi ce ne siamo dovuti andare lontano”. Lo ha raccontato a La Stampa il papà della bambina violentata per due anni da sette persone a Melito Porto Salvo, in Calabria: “Confidavo in un minimo di neutralità da parte dei nostri concittadini, perché io sono stato molto attento a non accusare nessuno fino alla sentenza di primo grado. Dopo le condanne, speravo di ricevere un po’ di solidarietà. Ma la solidarietà non è arrivata” ha raccontato l’uomo che vive con la figlia in una località segreta a 700 chilometri di distanza dal paese.

I nomi

Giovanni Iamonte (30 anni), Daniele Benedetto (21), Pasquale Principato (22), Michele Nucera (22), Davide Schimizzi (22), Lorenzo Tripodi (21), Antonio Verduci (22). Per la procura erano in otto, ma il giudice ha riconosciuto la colpevolezza solo di sei di loro. Davide Schimizzi, il giovane che la ragazzina credeva il suo fidanzato e l’ha “ceduta al gruppo”, ha ricevuto una condanna a 9 anni e 6 mesi; Giovanni Iamonte, figlio del boss Remingo, che per anni ha abusato della tredicenne scegliendo a chi “prestarla”, a 8 anni e due mesi. Michele Nucera 6 anni e 2 mesi; Antonio Virduci 7 anni; Lorenzo Tripodi a 6 anni. Dieci mesi anche per Domenico Mario Pitasi, l’unico non accusato di reati sessuali. Altre due persone, ritenute colpevoli dalla procura, sono state assolte in primo grado.

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La fuga

Papà e bambina sono stati costretti ad andare “in esilio”, lontani dalla Calabria. A Melito Porto Salvo non erano più visti di buon occhio. Prima sono andati una grande città del nord, messa a disposizione dall’associazione “Libera” di don Ciotti, poi si sono trasferiti altrove. “Ci hanno aiutato, adesso hoi un nuovo lavoro – dice il padre -. Siamo indipendenti. Ma a Melito ho dovuto lasciare quello che avevo di più caro. Noi siamo qua, mentre quei ragazzi sono stati scarcerati in attesa del processo d’appello che comincerà a febbraio”.

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Maestra si apparta con fidanzato e schiaffeggia bimbi dell’asilo: “Sei un terrone, fai schifo”

Si appartava in uno stanza con il compagno fatto entrare di nascosto all’asilo nido, lasciando soli i bambini. I piccoli poi venivano picchiati, schiaffeggiati e insultati.

Maestra sospesa

Una maestra di asilo nido di Coquio Trevisago, nel Varesotto, è stata sospesa dalla professione per sei mesi con l’accusa di aver maltrattato bambini di età compresa tra pochi mesi e due anni. La donna, a quanto emerso da un’indagine dei carabinieri, offendeva i piccoli urlandogli frasi come “sei proprio un terrone” e in alcune occasioni li avrebbe schiaffeggiati e lasciati da soli in preda al pianto. A far scattare le indagini i genitori di un bimbo.

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Gli insulti

“Guardati, fai schifo” e, ancora, “piangi che così ti passa”, sono altre frasi che la maestra era solita rivolgere ai piccoli alunni. Ma non solo. Le telecamere installate dai carabinieri hanno filmato gli incontri tra la donna e il compagno, fatto entrare nella struttura di nascosto per consumare rapporti sessuali. I due si appartavano in una stanza e nel mentre i bambini rimanevano in classe da soli.

Fonte: Teleclubitalia

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In Tribunale viene prima il migrante: cause rinviate al 2022

Il documento della corte di Appello di Bologna: rinviate decine di udienze. La legge prevede la “trattazione prioritaria” delle cause di protezione internazionale dei migranti

Una valanga di rinvii in Tribunale, anche di due anni. Arrivederci al 2021. Il motivo? “La trattazione prioritaria per legge delle cause di protezione internazionale”.

Cioè, prima vengono gli immigrati. Poi tutte le altre cause.

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È questo il sunto del decreto datato 22 novembre 2019 e firmato dal presidente della seconda sezione civile della Corte di Appello di Bologna. Un documento che ilGiornale.it ha avuto modo di consultare e che ha attirato l’attenzione di qualche avvocato. Nel testo si legge: “Dato atto che l’incremento della cause di protezione internazionale (conseguente alla assegnazione alla seconda sezione civile della maggior quota del 70% delle sopravvivenze a far data dal 2.05.2018) ha ulteriormente appesantito il già rilevante carico decisorio dei consiglieri della seconda sezione”, allora è necessario “il rinvio” delle udienze fissate per il 2, 10 e 17 dicembre 2019. Si tratta di 44 cause. In molti casi il primo grado si era chiuso, pensate, nel lontano 2012. Tra pochi giorni i malcapitati avrebbero avuto la loro udienza, invece nisba: tutto rimandato al 2021, in certi casi anche ad ottobre 2022. Esatto: tra tre anni. Non bastano i già infiniti tempi della giustizia nostrana. Ora ci si mettono pure i migranti.

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Va dato atto che la “colpa” di tali rinvii non è del presidente Maria Cristina Salvadori. Per carità. C’è una legge (quella Minniti-Orlando) che garantisce ai ricorsi degli stranieri contro il diniego dell’asilo una sorta di autostrada perché va gestita “in ogni grado in via d’urgenza”. “La trattazione prioritaria per legge delle cause di protezione internazionale – si legge infatti nel decreto bolognese – impone inevitabilmente il differimento delle altre numerose cause già fissate per la precisazione delle conclusioni”. L’obiettivo era quello di accelerare le decisioni che ingolfano i Tribunali. Ma in questo caso ha prodotto un altra conseguenza: il sorpasso dei migranti e il rinvio delle altre cause.

Il problema non è solo delle corti di Appello. A gennaio il presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, aveva lanciato l’allarme: un aumento “inatteso” nel 2018 dei ricorsi civili in terzo grado in materia di protezione internazionale (+512,4%). David Ermini, vicepresidente del Csm, parò addirittura di “emergenza”. In fondo il sistema è ormai acclarato: l’immigrato sbarca, presenta una domanda di asilo e poi attende di essere convocato dalla Commissione territoriale. Questa lo ascolta, valuta la sua istanza e poi decide: status di rifugiato, protezione sussidiaria o diniego. In caso di bollino rosso, però, lo straniero ha tempo per presentare un ricorso in primo grado. Fino alla riforma del 2017 era possibile presentare ricorso in Appello in caso di sentenza negativa, ora solo in Cassazione. Resta il fatto che nei Tribunali le istanze dei richiedenti asilo da giudicare sono ancora molte. E così non resta che rinviare al 2022 i cittadini che attendono giustizia.

Fonte: Ilgiornale

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Mette figlio in un borsone e lo abbandona in strada: “Non posso più crescerlo”. Il video 🎥

Non può più permettersi di crescere suo figlio e lo abbandona all’ingresso di un negozio. E’ la triste vicenda che ha riguardato un bimbo di 3 anni, messo in una borso da viaggio da suo padre e lasciato all’esterno di un locale.

Abbandona figlio di 3 anni in una borsa da viaggio: la ricostruzione

E’ accaduto nella città di Laixi, nella provincia orientale dello Shandong. Oltre al piccolo, all’interno gli agenti hanno trovato un messaggio scritto a penna da Qu, 53enne, padre del bimbo: “Non posso più permettermi di crescerlo, devo per forza abbandonarlo”.

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Secondo i media cinesi, il piccolo è stato portato in un orfanotrofio e il padre è ora sotto la custodia della polizia. I filmati di sorveglianza rilasciati dalla polizia mostrano un uomo che cammina verso un negozio mentre trasporta una borsa. Dopo averla posata a terra, si guarda attorno e poi si allontana dal piccolo.

Piccolo trovato e abbandonato nuovamente

Circa un’ora dopo, un altro uomo scopre la borsa fuori dal negozio: invece di chiamare la polizia, decide di portare il bimbo fuori da un ristorante. Il piccolo sarà scoperto solo quattro ore dopo, intorno alle 22, quando esce dalla borsa piangendo. I presenti hanno immediatamente chiamato la polizia.

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Nel messaggio lasciato da Qu all’interno del borsone, si legge che l’uomo ha viaggiato per circa 140 chilometri da una città vicina, Yantai, prima di scegliere il posto in cui abbandonare il figlioletto.

VIDEO

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Una coppia di anziani costretta a separarsi dopo 69 anni insieme. Non possono più vivere nella stessa struttura

L’amministrazione della casa di riposo decide di trasferire uno dei coniugi in una struttura più adatta alle sue nuove esigenze. E i loro sentimenti?

In un’epoca in cui relazioni e matrimoni non durano che qualche stagione, la storia della coppia di anziani costretta a separarsi dopo 69 anni insieme, suscita non poca indignazione. È la storia di un legame unico, meraviglioso, messo a rischio dagli amministratori della casa di riposo che li ospita.

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I protagonisti si chiamano Audrey ed Herbert. 89 anni lei, 91 lui. Hanno unito le loro vite giovanissimi, con un matrimonio arrivato ormai alle soglie delle 70 candeline. Da tempo la coppia vive presso una casa per anziani, la Victoria Hill Special Care.

Uno di quegli istituti tanto utili per le persone non più autosufficienti, ma pur sempre un ambiente dove le regole ed il protocollo governano la vita degli ospiti. E sono proprio queste leggi fredde e, spesso, impersonali, a volere la separazione di questi due anziani che hanno trascorso una vita insieme.

Herbert soffre di demenza, e negli ultimi tempi la sua situazione è andata peggiorando.

E così la coppia di anziani è costretta a separarsi per colpa della burocrazia.

Così la direzione, legata ai protocolli medici ed alle convenzioni di legge, ha stabilito, alle porte del Natale, di separare questa coppia.

Herbert non può più restare in questa struttura e deve essere così allontanato dalla suaamata Audrey. A nulla, per il momento, sono valse le rimostranze di Dianne, la figlia degli anziani coniugi

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La direzione dal canto suo motiva questa scelta con l’evoluzione della demenza di Herbert, passata da livello 2 a 3. E mostrando come il protocollo medico preveda per per Victoria Hill un livello di preparazione ed assistenza non più adatto.

Alle volte, come in questo caso, pare impossibile riuscire a gestire un protocollo con la sensibilità che appartiene, come è normale che sia, ad un’altra dimensione. Un legame come quello di Audrey ed Herbert non è classificabile secondo freddi ed angusti principi di razionalità.

E questo caso è la dimostrazione di come quel sentimento chiamato amore non sia regolabile o negoziabile da accordi che non colgono la sua profondità. Allontanare dopo 70 anni di vita due persone, anche se le motivazioni possono essere spiegate, è qualcosa che non si può comprendere.

Non sappiamo se la battaglia che la figlia sta conducendo porterà di nuovo insieme queste due vite.

Vorremmo fosse così. Questa bellissima coppia merita di stare insieme fino alla fine, e di continuare a vivere onorando quel sentimento che hanno tenuto per mano per 69 anni.

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Perchè non bisogna dare neanche un centesimo per Venezia

La tragedia della meravigliosa città di Venezia smuove i cuori e le coscienze. Le incommensurabili perdite umane, artistiche, morali e materiali della più bella città del mondo, una bellezza che appartiene non solo agli italiani ma a tutto il genere umano non possono che straziare chiunque abbia in petto un cuore. Verrebbe quindi, istintivamente, per un gesto di solidarietà umana, mettere la mano al portafoglio, un piccolo segno tangibile, come nobilmente invita a fare per esempio Enrico Mentana. E invece no è la cosa più sbagliata che si possa fare: cari italiani, voi avete già versato sette miliardi di euro dei vostri soldi, delle vostre tasse, del vostro lavoro per far sì che ESATTAMENTE situazioni di questo tipo non avvenissero più.

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La solidarietà personale, umana, cristiana etc etc. non può sistematicamente fare da alibi alle ruberie, al latrocinio, all’inefficienza crassa, ignorante, sfacciata. Questa tragedia non è un terremoto imprevedibile e improvviso: i contribuenti italiani hanno pagato di tasca propria perché tragedie come queste – assolutamente ovvie, strapreviste, lapalissiane, note a tutti, non si ripetessero. Mi sono rotto i coglioni di fare le gare di solidarietà, gli SMS, le raccolte delle arance, le stelle di natale, le riffe, le lotterie per supplire all’inefficienza abietta di uno stato che non è capace di pianificare nulla tranne le ulteriori catastrofi che falcidiano sistematicamente i poveri cittadini. Persino i ponti autostradali crollano di colpo, tutto crolla. Niente è certo nella vita, tranne il crollo! Questo è il paese in cui persino le normali stagioni sono «emergenze», emergenza caldo, emergenza freddo, emergenza freschino la sera mettiti la giacca.

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Ma basta! Io voglio sapere perché il MOSE non è pronto, perché non è in funzione, io voglio sapere perché l’ILVA non è stata messa in sicurezza quando doveva essere messa in sicurezza, perché chi doveva controllare non ha controllato, non voglio dover scegliere se sia peggio piangere per i bambini morti di cancro o per i padri di famiglia licenziati! Io non voglio impietosirmi, io voglio indignarmi, questo è il momento di indignarsi, indignarsi cazzo, perché se non ci indigniamo tra 10, 20 o 30 anni stiamo ancora punto e daccapo con le stesse ruberie, gli stessi cialtroni, la stessa crassa ignoranza, le stesse facce di merda, la stessa approssimazione in una serie infinita, nello spazio e nel tempo non di ritorno dell’eguale ma di ritorno del sempre peggio.

Fonte: Medium.com

Scritto da: Francesco De Collibus

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“Preside pedofilo” condannato per pornografia su minori di 4 anni

Un preside di scuola materna è finito dietro le sbarre per pedopornografia. Così, Daniel Champman (31), dirigente dell’asilo Hilltop Infant School di Wickford, nell’Essex, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per aver realizzato e pubblicato immagini di abusi su bambini di età non superiore ai 4 anni.

L’ennesimo caso di pedofilia dopo quello (ben più eclatante) del “chirurgo-orco” francese Joël Le Scouarnec. Stavolta, l’inquietante narrazione giunge dalla regale Inghilterra, in una città a circa 30 chilometri ad est di Londra, nel distretto di Basildon (Essex). L’imputato, il 31enne Daniel Champman, è stato condannato ieri, 20 novembre 2019, dalla Crown Court di Chelmsford dopo aver ammesso ben 12 reati, tra cui, la realizzazione di fotografie “indecenti”- così come li definisce il Daily Mail – di bambini, la pubblicazione di articoli osceni e il possesso di immagini pornografiche estreme.

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Le indagini, condotte dalla polizia dell’Essex, sono cominciate 6 mesi fa. A maggio del 2019, infatti, gli agenti del comando distrettuale hanno dato esecuzione ad un mandato di perquisizione presso la sua proprietà rinvendo, al suo interno, uno smartphone e un tablet con decine di video e immagini coinvolgenti minori di età inferiore ai 4 anni. Da quel ritrovamento, l’uomo è stato indagato per pedopornografia nonostante continuasse a proclamarsi in pubblico come un “esempio della salvaguardia” infantile.

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Uno sfruttamento sessuale crudele di bambini – ha riferito al tabloid inglese Metro l’agente investigativo Nick Riley – Uno dei casi più orribili di abusi di minori sui social media a cui abbia mai lavorato”. Il dirigente scolastico non avrebbe mai lasciato trapelare il minimo sentore della sua turpe depravazione riuscendo a mantenere una condotta apparentemente impeccabile sul luogo di lavoro. “Ha interpretato il ruolo di un preside rispettabile. – continua Riley – Tuttavia si è scoperto che utilizzava applicazioni di messaggistica e social media per realizzare e diffondere immagini indecenti dei bambini di 4 anni. Sono contento che questo individuo stia pagando il prezzo per le sue azioni spaventose”.

Il preside Daniel Champan, oltre alla pena di due anni e mezzo di carcere, è stato iscritto nel registro degli autori dei reati sessuali da adesso e per i prossimi 10 anni mentre è stato bandito “a vita” dall’insegnamento.

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Azione, il manifesto per una democrazia liberal-progressista di Calenda

L’ex ministro dello Sviluppo economico, eurodeputato eletto col PD e fondatore di Siamo europei ha lanciato il suo nuovo movimento politico

Ora basta! L’Italia è un grande paese. Siamo l’ottava potenza mondiale, la seconda economia manifatturiera d’Europa, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea e il luogo di nascita della cultura occidentale.
Nessuna maledizione ci condanna a dover scegliere tra i disastri dei populisti e quelli dei sovranisti.
AZIONE è il luogo di mobilitazione dell’Italia che lavora, produce, studia e fatica. L’Italia stanca degli scontri inconcludenti tra tifoserie e degli slogan privi di contenuti.
Siamo diventati una nazione profondamente ingiusta: con i giovani, con le donne, con le persone bisognose di assistenza, con chi vive al Sud, con chi vuole svolgere la sua attività libero da eccessivi impedimenti burocratici. Molte di queste ingiustizie derivano dall’incapacità dello Stato di svolgere efficacemente la sua azione, altre dal malcostume alimentato da troppi pessimi esempi.
L’Italia non è in sicurezza. Non lo è a causa dell’alto debito, dello sperpero di denaro pubblico, dell’incompetenza e della mancanza di consapevolezza e responsabilità. E non è solo colpa della politica. I nostri rappresentanti ce li scegliamo. Nessuno di noi assumerebbe uno degli attuali leader politici per gestire la sua attività. Eppure gli affidiamo lo Stato, perché non lo sentiamo nostro fino in fondo.
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AZIONE non è un nome casuale o scelto per ragioni di marketing. Le nostre radici culturali e politiche sono quelle del liberalismo sociale e del popolarismo di Sturzo. La necessità di sintesi tra queste grandi culture è oggi ancora più evidente.
I mali che affliggono l’Italia e l’Occidente sono le fratture tra progresso e società, tecnica e uomo, libertà e conoscenza, crescita e sostenibilità, mercato e giustizia sociale. Fratture che non si ricompongono fermando il progresso o limitando la libertà, ma investendo sulla conoscenza e sulla società, restituendo un “senso” e una direzione all’azione dell’uomo e un ruolo preciso allo Stato nell’accompagnamento delle trasformazioni.
Lo Stato va prima di tutto rafforzato nelle sue funzioni fondamentali: Scuola, Sanità e Sicurezza-Giustizia dove l’Italia investe oggi molto meno degli altri paesi europei. Tempo pieno in tutte le scuole, avvio dei giovani alla lettura, alle lingue e allo sport, assunzione di medici e infermieri, assistenza gli anziani e ai malati, presidio del territorio e intransigente rispetto della legalità senza sconfinare nel giustizialismo: queste sono le priorità immediate.
Dobbiamo essere consapevoli che un paese con un tasso di analfabetismo funzionale doppio rispetto agli altri paesi avanzati, e dove un giovane su due non legge un libro, prepara una generazione perduta. La scuola non è un bacino occupazionale ma il presidio democratico, culturale e civile per formare e liberare gli uomini ed educarli al rispetto dello Stato e della comunità.
Uno Stato forte non è quello che nazionalizza le imprese, ma quello che istruisce i cittadini e li prepara ad affrontare le sfide di una società libera e di un’economia fondata sulla concorrenza e sulla sostenibilità.
Uno Stato forte è capace di sedersi con autorevolezza, e senza complessi di inferiorità – nascosti dietro inutili diktat – con i partner europei per costruire un’Unione Europea sempre più stretta. L’Europa oggi non funziona perché è l’Europa delle nazioni e non quella delle istituzioni comuni. La costruzione dell’Europa federale e il rafforzamento del rapporto con le grandi democrazie occidentali, devono ridiventare i due punti cardinali della politica estera italiana.
La politica economica di AZIONE sarà fondata su tre pilastri: investire, proteggere e liberare. Investire per affrontare le trasformazioni digitali e ambientali giocando in attacco; proteggere quando le distorsioni del mercato e la velocità delle trasformazioni danneggiano i lavoratori e i cittadini; liberare ciascun individuo dal bisogno contingente, dall’ignoranza e da vincoli inutili, perché possa realizzare tutto il proprio potenziale.
L’urgente e necessaria rivoluzione ambientale va trattata seriamente. Trasformare l’economia e la società da un modello di sviluppo fondato sul consumo a uno basato sulla sostenibilità e la dignità della persona, è una straordinaria sfida per una nuova stagione di crescita, non la scusa per imboccare la strada della “decrescita (in)felice”.

L’Italia può contare su molti punti di forza culturali, sociali ed economici. Per liberarne le energie serve una classe dirigente capace innanzitutto di gestire la cosa pubblica.
Il nostro dibattito politico è concentrato su riforme che non riformano e rivoluzioni che non arrivano, mentre il “buongoverno” rimane da 50 anni la priorità disattesa di questo paese.
La classe dirigente di cui abbiamo bisogno è formata da persone che si sono misurate con il cambiamento dando prova di competenza, serietà e coerenza.
L’incoerenza e il trasformismo non rappresentano le virtù degli statisti ma il salvagente degli sconfitti. La politica si fonda sulla parola. E se la parola non ha valore, la politica non ha valore. Senza la coerenza viene meno la fiducia che consente a un Governo di implementare un programma di lungo respiro. Se non ci fidiamo della politica, chiediamo piccole prebende oggi piuttosto che grandi iniziative per il domani. Questa spirale va spezzata.

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Pochi credono che sia possibile per un nuovo movimento politico affermarsi e diventare decisivo. Il cinismo è diventato un tratto distintivo del dibattito pubblico italiano. Eppure oggi il voto è sempre meno convinto e sempre più spesso motivato solo dall’odio verso gli avversari. Questo clima è alimentato dai partiti perché rappresenta l’unico modo in cui fallimenti, giravolte e alleanze altrimenti incomprensibili, possono trovare giustificazione.
In nessun paese europeo gli eredi delle grandi culture politiche del ‘900 hanno scelto di allearsi con gli avversari della democrazia liberale, con il pretesto di volerli “costituzionalizzare”. Al contrario, spesso si sono uniti per condurre una controffensiva vincente. Questa è la strada giusta. AZIONE diventerà il pilastro di un grande Fronte Repubblicano e Democratico capace di ricacciare populisti e sovranisti ai margini del sistema politico.
Per questo consentiremo la doppia tessera. Non vogliamo escludere ma al contrario tenere le porte ben aperte. Il nostro obiettivo non è frammentare ulteriormente il sistema politico, ma lavorare per l’unità e il rinnovamento delle forze liberal democratiche.

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Sconfiggere l’ignoranza e gestire la paura, governando il cambiamento, è possibile.
Dipende solo da noi. Non siamo condannati a scegliere il male minore.
L’Italia è più forte di chi la vuole debole.

Entriamo in AZIONE

Fonte: Azione.it

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Napoli, bimba si sente male dopo spuntino: la verità del Santobono

E’ diventato virale l’audio fake che sta girando da ore su Whatsapp, nel quale una donna informa probabilmente altre mamme che una bambina si è sentita male dopo aver mangiato i Teneroni di Casa Modena.

Napoli, l’audio fake: “Bimba si sente male dopo spuntino”

“Una bambina di due anni è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Santobono di Napoli”, così dice la signora mentre registra la nota vocale, creando inutilmente, panico e allarmismo tra i genitori e gettando fango sull’azienda emiliana.

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Il messaggio vocale, che dura all’incirca due minuti, vede protagonista una mamma che riferisce quanto appreso dai suoceri che lavorano nell’ospedale pediatrico napoletano.

La smentita del Santobono

Santobono Pausilipon ha smentito tutto. “Non c’è nessuna bimba di pochi anni ricoverata in seguito a un virus dovuto ai Teneroni” fanno sapere dal presidio ospedaliero.

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“L’Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon smentisce di aver soccorso nella giornata di oggi un bambino che accusava gravi problematiche renali a seguito dell’ingestione di un prodotto alimentare confezionato”, spiega la struttura sanitari.

“Tale notizia, circolata mediante un messaggio audio su whatsapp, riportava quale fonte del personale interno all’ospedale pediatrico. Il messaggio deve considerarsi assolutamente privo di fondamento, in quanto nessun caso quale quello riportato dal messaggio audio, è stato trattato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Santobono”.

L’audio fake

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Orrore in strada, neonata ritrovata cadavere: era in una borsa abbandonata

Firenze. Macabro ritrovamento a Campi Bisenzio, a Firenza: ritrovato il cadavere di una neonata in una borsa abbanonata in strada. Ritrovata poco fa, nella tarda mattinata di oggi 19 novembre, all’incrocio tra via San martino e via Pistoiese davanti alla farmacia.

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Erano appena trascorse le ore 12, quando il personale della farmacia ha notato una strana borsa davanti all’attività commerciale. Uno di loro pensando si trattasse di rifiuti comuni, ha preso il borsone e lo ha aperto. Si trovato davanti una scena orribile. Ha dovuto constatare la presenza della bimba appena nata e col cordone ombelicale ancora attaccato. Immediata la chiamata ai carabinieri che in poco tempo sono accorsi sul posto, seguiti poi dal medico legale e dai reparti della scientifica per i rilievi del caso.

I militari hanno avviato un’indagine per cercare di ricostruire l’accaduto e risalire alla persona che ha lasciato la neonata davanti alla farmacia e alla madre. Come spiegano gli stessi militari dell’arma intervenuti sul posto, la piccola era di carnagione chiara, aveva ancora il cordone ombelicale attaccato ed era avvolta in una coperta ma non aveva apparenti segni di violenza. Secondo i primi accertamenti esterni del corpicino, la piccola sarebbe stata partorita al nono mese di gravidanza e il parto sarebbe avvenuto poco prima dell’abbandono.

Fonte: TeleclubItalia

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